di Andrea Natoli
Giorni fa, nel corso di una riunione di Segreteria in cui si parlava di questioni organizzative, un Tizio ha affermato che lui “non vuole un partito in cui un aderente, contro il volere del partito, si permette di fondare associazioni contrarie ai valori del partito…”
Le parole di Tizio aiutano a mettere a fuoco alcuni elementi della nostra sonora bocciatura elettorale, perche’ rappresentano il mondo di modalita’ organizzative e ambiguita’ operative che ha paralizzato gli ex DS e la loro capacita’ di capire cosa accadeva intorno a loro.
Ho la presunzione di affermare che la situazione adombrata da Tizio si riferisse al ruolo che ho avuto nella costituzione e nella crescita di una associazione di cittadini sui temi del degrado e della sicurezza, che, guarda caso, sono quelli su cui siamo stati piu’ negativamente giudicati.
Innanzitutto, una risposta politica al tema organizzativo sollevato. Al contrario di Tizio io auspico un Partito che, laddove non sia in grado, per qualunque motivo, di accogliere, farsi carico, incanalare, rappresentare, le istanze dei cittadini, sia pronto a non ostacolare, se non ad aiutare, quei cittadini, iscritti o meno, che esercitando un loro diritto-dovere civile cercano altre strade per la rappresentanza di quei problemi.
Poi, per fatto personale, ricordo che la stessa Federazione Romana, oltre che Veltroni in persona, riconobbero piena dignita’ ai temi su cui si e’ aggregata la mia associazione. Riecheggiare le accuse di razzismo che mi vennero rivolte, se da un lato evoca solo l’inconsistenza intellettuale di chi le propone, dall’altro testimonia una volta di piu’ dell’incapacita’ di una vecchia sinistra di prendere atto dei mutamenti della realta’ e discuterne seriamente.
E se oggi si sta passando da un eccesso all’altro, dalla sottovalutazione di prima al clima di Pogrom che si vive in questi giorni, molta della responsabilita’ e’ di chi ha preferito pensare che dietro personaggi alla Calderoni ci fossero solo pochi rozzi individui e non anche un paese che chiedeva ascolto e soccorso. Eppure bastava dare un seguito fattuale e non di sole pur nobili parole alla lettera di un anno fa di quel cittadino “di sinistra che teme di diventare razzista”.
Sui temi della sicurezza e del degrado, diversi ma connessi a quello dell’immigrazione, la sinistra ha avuto in questi anni un atteggiamento schizofrenico sul piano culturale e operativo.
Molti Sindaci “nostri” (ad esempio a Bologna, a Torino, a Padova) hanno affrontato quei problemi cercando di trovare una mediazione fra una cultura tollerante e inclusiva e il dovere di far rispettare le leggi. Veltroni, in risposta a quel “cittadino di sinistra che temeva di diventare razzista” proponeva una serie di affermazioni e distinzioni importanti ai fini di una nuova comprensione culturale e politica sul tema di chi siano in realta’ i piu’ deboli. In piu’, consapevole della dimensione nazionale del tema spingeva per la definizione del cd “patto per la sicurezza”.
Ma, se sul piano culturale non e’ cambiato nulla, su quello operativo la maggior parte dei provvedimenti annunciati sono alla fine rimasti sostanzialmente isolati o inapplicati, inclusi, sia quanto lo stesso Veltroni aveva promesso alla mia Associazione, che il “patto per la sicurezza”.
Vogliamo ragionare sul perche’ e’ avvenuto, o vogliamo metterci a inseguire vanamente il governo riproponendo oggi cose che non abbiamo saputo fare ieri?
Vogliamo fare dei ragionamenti o troncarli sul nascere affermando, come e’ stato fatto, la volonta’ di dare priorita’ ai “fratelli separati” (cioe’ gli immigrati) piu’ che a residenti giudicati rozzi e razzisti, salvo poi non far nulla ne’ per gli uni ne’ per gli altri? (ed era un assessore al sociale a dire queste cose).
In questo periodo la destra ironizza sulla “spocchia” , sull’atteggiamento saccente, che caratterizza certi atteggiamenti di superiorita’ culturale della sinistra.
Non saprei definire altrimenti episodi di cui io stesso sono stato testimone.
Mi riferisco, ad esempio, allo stupore, quasi all’indignazione di quanti recriminano contro i cittadini che provano insicurezza affermando che le statistiche dicono che i reati sono diminuiti. Peccato che i cittadini non portino in cabina elettorale le tabelle del Ministero degli Interni!
Mi riferisco a chi fra noi recriminava contro le associazioni di cittadini che denunciando il degrado contribuirebbero ad aumentare l’ansia sociale, come se nascondere la polvere sotto il tappeto fosse una sofisticata strategia politica ed elettorale!
Mi riferisco anche a quel Tizio che continua a vagheggiare un partito totalizzante al di fuori del quale la realta’ semplicemente non avrebbe, secondo lui, alcuna dignita’ per esistere.
Ora, in un tardivo cercar di chiudere le stalle dopo la fuga dei buoi, si moltiplicano le sollecitazioni a parlare di sicurezza: ne sono lieto, ma auspico che questo percorso parta da una condivisione dei nodi culturali e politici del problema, piuttosto che dal vagheggiare ipotesi operative che non ci competono piu’ o proporre una sterile opposizione di principio alle proposte del Governo.
Occorre, credo, partire dal condividere una prima definizione di quali siano i termini del problema: provo ad elencarne qualcuno, altri propongano i loro.
Ad esempio: le contrapposizioni fra tutela dell’immigrato e tutela del diritto civile, fra ospitalita’ e risorse limitate, fra priorita’ concesse allo straniero piuttosto che al cittadino, fra integrazione culturale e rispetto delle peculiarità’ di ciascuna etnia (italiani inclusi).
Se diamo per scontato che i CPT ci paiono uno scandalo e sparare sui barconi a Lampedusa sia semplicemente inammissibile, se siamo convinti che la Bossi Fini sia inadeguata, etc etc, occorre pure che ci mettiamo in grado , su base condivisa, di ragionare su strade alternative.
Abbiamo davanti molti anni di opposizione, sta a noi usarli per una crescita effettiva o per una sterile contrapposizione priva di sostanza condivisa. Sta a noi evitare che, al momento di riassumere responsabilita’ di Governo, ci si faccia cogliere da una cosi grave incapacita’ di lettura , di giudizio, di azione , quale quella che ha determinato la nostra bocciatura davanti al Paese.
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dovrebbe essere cosa meritoria quella di promuovere l’associazione e il dibattito di cittadini su problemi specifici o generali in una situazione in cui invece proprio questa dimensione essenziale alla democrazia da tempo è stata indebolita dal ruolo dei media (in cui il messaggio è unidirezionale). Ben vengano . Il rischio è che restino chiuse nel particulare e che nell’affrontare una condizione specifica non se ne colgano le implicazioni e le influenze che vengono da dimensioni più generali..
Qui c’è mi pare il ruolo dei partiti da un lato di raccogliere gli input del sociale per la propria speciica elaborazione sintesie dall’altro di offrire spunti per evitare che il dbattito si riduca ad una dimensione condominiale e rinsecchisca per mancanza di sbocchi.
Senza obblighi nè vincoli.
Il fatto che ci siano delle persone che decidono di parlare di propri problemi e condizioni e di vedere cosa si può fare è di per sè un valore se avviene nel rispetto della democrazia.
Se c’è questo tessuto i partiti hanno qualcosa e qualcuno con cui confrontarsi .
Dino,
se il blog o forum che sia prende il via, credo che la piattaforma che stiamo usando non sia delle migliori.
mi mandi un tuo tf o chiamami. te ne sottopongo altre, meglio strutturate per lavorare su temi multipli.
Ciao
Andrea
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