Sicurezza: la sufficienza della sinistra

di Andrea Natoli

 

Stando alle cronache, quanto accade di norma al Pigneto non e’ diverso da quanto accade alla Stazione Tiburtina o in altre zone che, nelle grandi citta’, sono divenute aree di disagio concentrato.
A sinistra ci siamo detti spesso che l’allarme sicurezza ha un’enfasi tutta elettorale, come dire infondata, o almeno esagerata rispetto alle emergenze di tre regioni a governo mafioso.
Ci siamo anche detti che ‘sta storia della sicurezza e’ tutto un fatto di percezioni che i dati smentirebbero.
Tutto vero, forse, ma andatelo a raccontare ai cittadini del Pigneto o della Tiburtina, che vivono un quotidiano ossessionato dai piccoli scippi, piccoli furti, piccole molestie e prepotenze.
Tutto cosi’ piccolo e cosi abituale che la politica fa solo finta di interessarsene.
Ma a quei cittadini, forse un po’ rozzi, incolti, magari piu’ attratti dalle ballerine di Rete4 piuttosto che da un Festival della filosofia, quello che pesa di piu’ alla lunga non e’ il furtarello o lo scippetto. Quello che pesa, che rode dentro in maniera sempre piu’ ossessiva e’ il senso di impotenza che viene dal vedersi totalmente privi di tutela, di rispetto del diritto.
Le forze dell’Ordine , si dice, sono sotto organico e comunque frustrate da normative che –come ha detto il Capo della Polizia in Parlamento giorni fa- vanificano di continuo il loro intervento. Ma quei cittadini non capiscono perche’ in altri quartieri la sorveglianza, la repressione (Oh cielo! Che parolaccia!) garantiscano un clima piu’ sereno di quello rivelato dalle mille denunce del Pigneto o della Tiburtina.
Ma in realta’ intendiamoci, tutte ‘ste denunce di disagio puzzano sempre tanto di razzismo, e questo non sta bene, non e’ civile e quindi, per molti, a sinistra, quel disagio e’ inesistente, fantasia, semplicemente….infondato!
E’ cosi’ gli abitanti di quei quartieri ne escono cornuti e mazziati, privati anche del diritto di parola. Almeno finche’ uno non si arrabbia e scatena il casino del Pigneto.

E qui, noi, sinistra, non ci siamo fatti sfuggire l’occasione e, per dirla alla napoletana, aimme azzeccato ‘a figurella. Una volta di piu’.
E’ scattato il riflesso condizionato della sinistra per cui gli stranieri sono sempre tutti buoni, per default, e chi li aggredisce e’ sempre un losco razzista fascista, anzi, nazifascista. Siamo subito partiti con manifestazioni e proclami indignati, senza neanche darci la pena di una verifica della situazione. A che pro farlo? Noi (noio) sappiamo sempre come stanno le cose, abbiamo la visione corretta del mondo e delle sue dinamiche, sappiamo interpretare al volo i fenomeni sociali.
Gia’, si ‘ visto.
E si e’ visto pure come la batosta elettorale non abbia insegnato niente. Ad esempio che il distacco della sinistra dalla realta’ non e’ cosa di cui riempire dotte discussioni teoriche ma e’ un fatto amaramente e continuamente verificato.
Un mese e mezzo dalla batosta, un sacco di (finta) autocritica e alla prima occasione sul campo abbiamo fallito di nuovo.
C’e’ speranza per questi dirigenti, con questi dirigenti???

 

4 Risposte

  1. Forse questo commento non c’entra niente con la sicurezza, ma qualcosa forse con la sufficienza della sinistra e con la sua capacità di conoscere direttamente la realtà.
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    A parte i dirigenti, non ci sarà anche una disabitudine ad una iniziativa di base? una difficoltà ad una conoscenza diretta del reale non mediata dai media? una difficoltà – disabitudine a prendere iniziative e fare proposte dei circoli territoriali ?
    e se non sono in linea con le “direttive” è tanto grave?
    Non ci dovrebbe essere una dialettica fra centro e periferia ovvero un confronto , vero e a duro se necessario e motivtato ?
    da dove , altrimenti, si dovrebbe alimentare la costruzione di una linea del PD aderente alla realtà ( e che ha il polso della realtà) ?
    da Porta a Porta? da Ballarò? da Annozero? dai Telegiornali?,

    Che ruolo ha nei circoli territoriali il cosiddetto ” popolo delle primarie”?
    quello dei portatori d’acqua ?
    salvo poi quando si va in una riunione di circolo scoprire che tutto è come prima , che il linguaggi, i contenuti, sono quelli di un gruppo chiuso nella sua sua storia, che solo gli iscritti storici conoscono , un dibattito in cui è difficile , e non ha neanche senso, entrare .
    Mi rendo conto che chi chi ha vissuto nei Ds e nella Margherita e poi nel PD magari pretende rispetto della sua storia, del suo impegno, della sua fatica politica ecc. ,

    ma se il PD deve essere un partito nuovo e non solo una nuova facciata per vecchi contenuti e pratiche, non c’è alternativa all’azzeramento dei luoghi e delle parole che si danno per scontati , al ripartire dall’abc , a chiarire intanto , per esempio, se i circoli hanno una loro autonoma capacità di iniziativa e di proposta , qualunque sia la controparte o l’interlocutore ( amico o avversario) oppure sono solo gli anelli di una cinghia di trasmissione destinata a diffondere nel popolo la LINEA ( che prima era la linea dei vari Comitati centrali, e oggi è la linea mediatica).

    Non sarà che anche questo stato di fatto impedisce di conoscere la realtà nella sua complessità?
    non sarà che anche da questo nasce la difficoltà ( per non dire l’impossibilità ) di una capacità fisiologica di rinnovamento?
    per cui alla fine dobbiamo affidarci al deus ex-machina di turno per sapere come si vince?
    ( sempre che vincere sia l’unico problema , ….perchè a volte , in certi momenti della storia , forse è importante anche perdere bene perchè qualcosa di quel che si è seminato dia i suoi frutti nel futuro).

  2. Condivido interamente il tuo commento e in particolare :
    “…ma se il PD deve essere un partito nuovo e non solo una nuova facciata per vecchi contenuti e pratiche, non c’è alternativa all’azzeramento dei luoghi e delle parole che si danno per scontati , al ripartire dall’abc , a chiarire intanto , per esempio, se i circoli hanno una loro autonoma capacità di iniziativa e di proposta , qualunque sia la controparte o l’interlocutore ( amico o avversario) oppure sono solo gli anelli di una cinghia di trasmissione destinata a diffondere nel popolo la LINEA ( che prima era la linea dei vari Comitati centrali, e oggi è la linea mediatica)”.
    Sull’azzeramento dei luoghi e delle parole, io in chiusura del mio intervento ho scritto “…C’e’ speranza per questi dirigenti, con questi dirigenti???” riecheggiando le parole di Nanni Moretti qualche anno fa in un suo noto e drammatico intervento alla fine di un comizio di Rutelli, Fassino, D’Alema.
    Con tutta la stima e il rispetto per il lavoro fatto da Veltroni in quest’ultimo anno, con tutta la comprensione dell’influenza disastrosa che sulla costruzione del PD ha avuto la crisi di governo, e’ evidente che qualcosa non sta funzionando nel progetto. I sintomi li vediamo tutti. Sulle cause credo che sia mancata, che manchi, una riflessione condivisa sulla forma partito nella societa’ attuale, sulle sue funzioni ( non solo piu’ Top down, trasmissione della Linea, ma anche bottom up, per ascoltare la base) e sui modi di organizzare la macchina, ripartire i poteri evitando che l’appartenenza significhi solo partecipazione azionaria, di interessi immediati.
    Contro l’azzeramento gioca una autodifesa di certi dirigenti che si basa su una sorta di “horror vacui”, sottovalutando che che esiste una generazione di 30-40 enni in grado di gestire la ricostruzione. Veltroni, con le segreterie federali ha provato a svecchiare, poi si e’ perso con le candidature (nel Partito e al parlamento) delle ragazzine figlie di amici…Pazzesco.
    Tu dici anche: “A parte i dirigenti, non ci sarà anche una disabitudine ad una iniziativa di base?”
    Per quanto mi riguarda la risposta e si. Per stanchezza, sfiducia. Ma massima attenzione e disponibilita’ a chi ce la fa ancora a proporre iniziative di base, magari con bello scarto laterale dalla LINEA retta (?) del Partito.

    Andrea

  3. Se non c’è questa politica di base ( del circolo, ma anche di associazioni ecc.) che senso ha il circolo.
    Temo che adesso che il centro sinistra ha il governo del Municipio l’attivià del/i circoli si riduca a mero controllo e supporto del governo municipale
    il quale ( almeno come io la vedo) non può muoversi anche per correttezza istituzionale come una dependance del partito , nè d’altra parte il circolo può essere mero megafono delle “buone cose” del governo municipale.

    Ci sono tante cose sulle quali occorre conoscere e chiarire e dalle quali possono nascere proposte e iniziative che non necessariamente devono tener conto della compatibilità con gli equilibri del governo municipale .

    Nel terzo municipio c’è tanto da capire e da fare :
    Preso fra il polo della stazione termini e quello futuro della tiburtina, fra il centro urbano e la centralità di pietralata, coinvolto direttamente o indirettamente nel discorso sulla città verde e ciclabile , sottoposto a tensioni del mercato edilizio e della società locale pompate dalla presenza del più grande insediamento universitario, interessato dal commercio marginale, ambulante e settimanale e dall’altra parte sede priviligiata di insediamento di banche ecc. ecc. ……….interessato da alcuni progetti che vedono diffidenti se non esplicitamente contrari gruppi di cittadini, diviso fra l’idea metropolitana e quella urbana , fra chi chiede solo mobilità e parcheggi perchè lavora fuori e ogni giorno prende la macchina e chi altrettanto giustamente chiede la salvaguardia e la qualificazione della dimensione di quartiere (sono fra quelli) ….
    i problemi non mancano e il bisogno di una prospettiva e di un minimo di progetto condiviso mi sembra essenziale .
    Non c’è che da scegliere .

  4. Scusami Maurizio se cambio un po’ l’asse del discorso.
    Quello fra me e te e’ l’unico “dibbbattito” che sta venendo fuori su ’sto blog.
    Da un lato mi fa piacere: la “rete” e’ forse la via per attuare quello scarto che auspico rispetto a modalita’ operative vecchie, sterili.
    Dall’altro mi lascia perplesso il fatto che che, pur in presenza di interventi con affermazioni pesanti – non solo le mie, ma penso anche a quelle di Roberto- le risposte siano cosi’ scarse.
    I surfers, stando al counter, sono ormai piu’ di 100, ma nessuno, a parte te , interviene per confutare o arricchire quello che fin qui e’ stato detto..
    Perche’?
    Siamo tutti cosi’ smarriti in questa fase incerta da aver perso la parola?
    Siamo troppo legati alla ritualita’ dell’intervento “de core” in assemblea per imparare una modalita’ di discussione in rete?
    Non lo so. Ma auspico che chi ci legge, se non ritiene banali le cose che io, te, Mauro, Roberto, abbiamo fin qui detto, impari, si sforzi di intervenire anche qui.
    Credo che in rete si possa discutere ed elaborare in modo migliore che in affollate e spesso noiose assemblee.
    So bene che molti esperimenti di “politica in rete” non hanno dato fin qui risultati all’altezza dell aspettative.
    Ma credo si debba insistere.
    Un forum consente di avere uno spazio in cui chiarirsi le idee, prima di arrivare in assemblea e ripetere cose note e stranote. Tutto sta’ a buttarsi, a vincere la ritrosia di molti a lasciar traccia di quanto affermano. Con tutti i rischi del caso.
    E allora invito chi ci legge a muovere il c… cioe’ le dita sulla tastiera, e intervenire.
    Fara’ bene a tutti.
    Grazie
    Andrea

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