di Dino Lattuca
Parliamo di Europee. Il 26,1 ci consente di dire che l’abbiamo sfangata, che Silvio non ha sfondato, ma nulla di più. Il PD in un solo anno ha perso il 7% a livello nazionale. Scusate la mania per la comparazione, ma vale la pena di fare un salto oltre lo steccato dell’orticello: i dati europei ci dicono che 1) ha prevalso la sfiducia nel proggetto europeo, visto che l’affluenza complessiva si è attestata ben al di sotto del 50%; 2) nei prossimi 5 anni l’Europa avrà una marcata impronta intergovernativa; 3) i cittadini europei hanno scelto la destra, spesso estrema (vedi Austria, Romania, etc.); 4) il modello sociale europeo stenta ad affermarsi.
In questo quadro il PD si mostra bipolare: da un lato, a livello europeo, si pone come baluardo del modello sociale europeo, candidandosi ad essere, almeno numericamente, un punto di riferimento nell’ambito del nuovo gruppo dei Socialisti e dei Democratici. Dall’altro, sul fronte interno, perde consensi a vantaggio di un partito, l’IdV che tutto è fuorchè di sinistra. Ah, les italiens! Certo, rispetto ai socialisti francesi abbiamo fatto una figura nettamente migliore, ma credo non possa bastare a consolarsi.
E la nostra classe dirigente? Mi sembra abbia mostrato una pericolosa noncuranza nei confronti di un aspetto che invece credo sia fondamentale nella vita di un partto, ovvero la selezione di nuova classe dirigente, un ricambio fisiologico ogni qualvolta i “vecchi” perdano smalto, non riuscendo a cogliere le nuove sfide e ad interpretare la realtà
con le giuste lenti. Forte miopia che si tenta spesso di mascherare con il giovanilismo o nuovismo di stampo Veltronian-Franceschiniano. La mossa di candidare Debora Serracchiani, se da un lato si è rivelata azzeccatissima sul piano elettorale, coagulando tutto il PD friulano attorno all’avvocatessa di origini romane, dall’altro lascia assolutamente irrisolto il tema dei criteri del ricambio, che non si possono ridurre a cooptazione e incarichi “a chiamata”.
Specchietti per le allodole, ovvero perchè non fidarsi di chi vi dice che tutto sommato abbiamo vinto pure noi. Concordo pienamente con quanti rilevano la cecità di chi nega la sconfitta attaccandosi a dati assolutamente malleabili a seconda delle esigenze. Piccolo esempio di questo tipo di operazione: nel III Municipio le forze di centrosinistra sono salite di 5 punti percentuali rispetto all’anno scorso (dal 51 al 56%), apparentemente rafforzando la maggioranza. Senonchè, chi sottolinea questo stupefacente successo ascrivendolo al PD, se non addirittura a se stesso, omette poi di rilevare delle “cosette”: 1) che il PD nel III Municipio non si è rafforzato, ma anzi è sotto rispetto al PDL del 3%; 2) che a San Lorenzo, roccaforte storica per noi, l’affluenza è stata del 50% circa e soprattutto il PD ha subito una vera e propria emorragia di consensi, pari a circa il 15% (se non di più). Forse allora qualcosa c’è sfuggita di mano. E il discorso vale più in generale, visto che a Firenze e a Bologna andiamo al ballottaggio.
L’unico segnale che arriva da questa tornata elettorale, ed è tuttaltro che debole, è che dobbiamo a tornare a fare politica. Non tattica, strategia. Semplicemente politica.
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Scrive Dino Lattuca, in un primo commento ai risultati elettorali:
“L’unico segnale che arriva da questa tornata elettorale, ed è tuttaltro che debole, è che dobbiamo a tornare a fare politica. Non tattica, strategia. Semplicemente politica.”
Aggiungo che, dai commenti stampa di questi giorni emerge come tra i punti di forza della Lega (che con IDV ha la palma del successo), ci siano due fattori: una classe dirigente allevata con pazienza e selezionata con criterio e uno stretto rapporto col territorio.
Il PCI, come la DC, aveva la capacita’ di allevare , selezionare e dar spazio al nuovo. Il PD no.
Il PCI, come la DC aveva, sia pur con peculiarita’ proprie, uno stretto rapporto col territorio.Il PD no.
Puo’ sembrare lapalissiano, ma credo che dal punto di vista operativo, far politica significhi operare in stretto contatto con la realta’ in cui si e’ inseriti, il che vuol dire che, senza dimenticare i temi di piu’ alto livello rispetto al proprio, una sezione (pardon “circolo”) territoriale, debba in primo luogo impegnarsi sul territorio.
E mi pare che da noi questo non lo si riesca piu’ a fare: Ho tentato in molti modi di avviare una discussione sul tema della sicurezza, quando su questo argomento diventava sempre piu’ evidente che avremmo sbattuto il grugno, parlando dei disagi vissuti dai residenti della Stazione Tiburtina. Invano.
Sto chiedendo da tempo un dibattito sul tema delle compensazioni al territorio, a fronte delle devastazioni che la nuova Stazione Tiburtina sta portando nell’area (compresa la sottrazione al pubblico dell’ultimo spicchio verde della zona, il Centro Ittiogenico), ma anche questo non si riesce a fare.
Questione di equilibri, mi si dice, o di priorita’ diverse. Sara’, pero’ le persone aspettano di sapere se stiamo dalla parte della popolazione o da quella della speculazione edilizia. Poi giudicheranno.
Conosco poco i problemi di S. Lorenzo, ma se anche li siamo andati indietro , temo che ci sia piu’ un motivo “territoriale” che non ideologico.
Cosi’ il Partito. E i nostri eletti, che per un pelo sono rimasti a governare il territorio?
La squadra dei candidati al ns Municipio aveva come claim della campagna elettorale “la forza di un progetto”, ma, dopo un anno credo siano in molti a stentare a capire quale sia.
Intanto stiamo tutti imbambolati a cercar di capire se D’Alema (l’uomo che NON fece la legge sul conflitto d’interessi, ma che regalo’ Telecom alla “razza padana”) sia meglio di Veltroni, o di Bersani, o della Serracchiani. (Franceschini pare gia’ liquidato quindi non va neanche nominato).
Giustamente, in un altro post, il Segretario si compiace di alcuni commenti positivi ai suoi SMS.
Ma se gli autori di quei commenti venissero in Sezione, che gli raccontiamo????